EMANUELE PRESTA

EMANUELE PRESTA

Emanuele, cantautore salentino classe 1994, scopre la sua passione per la musica dopo aver visto Bob Marley eseguire “Redemption Song”. Spinto dal desiderio di riprodurre quel brano, acquista una chitarra e da quel momento la scrittura diventa parte imprescindibile della sua vita, trasformandosi presto in un’urgenza creativa. Non sceglie consapevolmente di fare l’artista, ma canzone dopo canzone comprende che la fragilità e l’empatia sono la sua forza più autentica. Dopo anni di ricerca e di scrittura, a 26 anni pubblica il suo primo brano ufficiale, raggiungendo con otto canzoni quasi un milione e mezzo di ascolti su Spotify e conquistando un pubblico crescente in tutta Italia. Nel gennaio 2024 presenta “Voglio morire mentre bevo”, singolo che anticipa l’EP “Venti minuti di libertà”, un concept-album dedicato interamente al tema della libertà. Emanuele si definisce un cialtrone, ma con il dono di saper accompagnare le parole alla chitarra, trasformando pensieri e dettagli in musica. Originario di Lecce, trae ispirazione anche dal mare della sua terra, da cui spesso sente il bisogno di lasciarsi avvolgere per poi tornare a scrivere canzoni, sospeso tra caos interiore e il bisogno di raccontare ciò che muove le cose.

Cos’è per te la musica?

La musica è la mia salvezza. Immagina uno oceano e tu stai nuotando per salvarti, c’è una boa in mezzo al nulla che ti tiene in vita prima che arrivino i soccorsi. Ecco, per me la musica è più o meno quella boa.

Quali emozioni hai provato la prima volta che sei riuscito a suonare “Redemption Song” con la tua chitarra?

Comprai la mia prima chitarra perché volevo suonarla esattamente come faceva Bob Marley in “Redemption song”, quando ci riuscii fu euforia pura. Capii successivamente che la comprai come pretesto per dire a me stesso: ora puoi scrivere canzoni tutte tue.

Cosa rappresenta per te la libertà, tema centrale del tuo EP?

Perché alla fine o impazzisci o ti metti a scrivere canzoni, io ho scelto la seconda. Scrivo canzoni per esorcizzare i miei fantasmi ma anche per liberarmi da essi. Ad oggi questa trasformazione è l’atto di libertà più bello che io riesca a fare.

Come riesci a trasformare il tuo “pensare troppo” in un punto di forza creativo?

Quello gratificante lo vivo tutti i giorni, è impagabile l’affetto di chi ascolta la mia musica e mi scrive cose bellissime. Non c’è stream o contratto discografico che tenga. Quello più difficile è stato il percorso che mi ha portato a trovare la mia identità musicale, sapevo che avevo tante cose da dire ma non sapevo come farle uscire. L’ho capito dopo anni di scrittura.

Qual è stato il momento più difficile e quello più gratificante del tuo percorso musicale finora?

Non c’è stata una singola canzone che abbia scritto senza pensare almeno una volta al mare. Credo che sia da sempre la mia più grande fonte di ispirazione. Mi rendo conto che le mie radici saranno sempre legate a questa bellissima città, anche se non ci abito più da tanto tempo. Proprio “Solo casi umani”, il singolo in uscita il 5 Settembre, è nato in aereo, mentre partivo e guardavo la mia città e il mio mare farsi sempre più piccoli.

C’è un artista con cui sogni di collaborare in futuro?

Ce ne sarebbero tanti in realtà, se proprio dovessi dirne uno ti direi Niccolò Fabi. Mi ci rivedo molto nel suo modo di approcciarsi alla scrittura.

Che ruolo hanno per te l’empatia e la fragilità nella musica che componi?

Penso che senza di quelle non sarei riuscito a scrivere nessuna canzone. Molto probabilmente è la “dote” che ancora oggi mi permette di vedere le cose e successivamente di fare musica.

Come immagini l’evoluzione della tua carriera nei prossimi anni?

Ora ho un brano in uscita che è “Solo casi umani”, che è il primo estratto del mio EP dedicato ai luoghi comuni e ai cliché della società moderna. Per ora lascio che il futuro si riveli per come sarà. Io comunque continuerò a scrivere e suonare le mie canzoni.

Descriviti in tre canzoni.

Fabrizio De Andrè – Amico fragile, Niccolò Fabi – Solo un uomo, Bob Marley – Redemption song.

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