GALLICCHIO

GALLICCHIO

Gallicchio è un cantautore emergente originario di Ceglie Messapica, in Puglia. Sin da piccolissimo si avvicina alla musica, imbracciando la chitarra ancor prima di imparare a camminare. Durante l’adolescenza inizia a scrivere le sue prime canzoni, mentre nel frattempo coltiva altre passioni: studia, impara a ballare lo swing e trova persino il tempo per affrontare una maratona. Alla fine del 2024 torna alla scrittura con uno sguardo nuovo, più consapevole e maturo. Le sue canzoni si distinguono per arrangiamenti minimali e testi ironici, che richiamano le atmosfere del cantautorato classico. Nel giugno 2025 fa il suo debutto con il singolo Vincenza, accolto con entusiasmo da pubblico e critica, seguito a luglio da Lezioni di Mariù. Entrambi i brani anticipano l’uscita del suo primo EP, attesa per l’autunno dello stesso anno.

Cos’è per te la musica?

La musica è un modo di raccontare prima a me stesso e dopo agli altri qualcosa che sto provando. Mi consente di vincere la timidezza, di superare i limiti e mi permette ogni volta di scoprire un aspetto di me che non conoscevo o che magari non avevi mai approfondito. In poche parole, è conoscenza e consapevolezza emotiva.

Ricordi il momento preciso in cui hai scritto la tua prima canzone?

Una sera del lontano 2008, avevo 14 anni e avevo scritto sul blog di MSN (che tempi!) una serie di versi in rima di cui percepivo una musicalità embrionale. Da lì è venuto fuori un primo brano imbarazzante, ragion per cui resterà per sempre inedito.

In che modo la tua esperienza con lo swing e la maratona ha influenzato la tua musica?

Indirettamente tutto quello che mi riguarda influenza quello che poi vado a scrivere. La maratona, o più in generale l’attività podistica, mi ha sicuramente insegnato a tenere duro e avere pazienza, perché le cose hanno bisogno di tempo per funzionare bene e questo concetto vale tantissimo in ambito musicale. Invece imparare a ballare lo swing mi ha aiutato molto a vincere la timidezza ed espormi più liberamente.  

Cosa ti ha spinto a tornare a scrivere con una nuova consapevolezza nel 2024?

Nell’ultimo anno e mezzo ho avuto modo di conoscermi in maniera più profonda e questo è davvero importante quando si scrivono canzoni, o almeno lo è nel mio caso. Se sai chi sei, è più semplice che quanto scrivi sia reale e verosimile ed è quindi più probabile che la resa risulti meno finta o costruita. Questa consapevolezza è avvenuta grazie anche alla presenza di persone positive che mi hanno spinto a dedicare tempo di qualità a questa passione.

Nei tuoi testi usi spesso l’ironia: è una scelta stilistica o un riflesso del tuo modo di vedere la vita?

L’ironia consente di guardare tutto dalla giusta distanza e permette di dare il peso corretto alle cose, positive o negative, che ci succedono. L’ironia è un po’ una livella.

Quanto ti ispiri ai cantautori classici italiani e c’è qualcuno in particolare che consideri un punto di riferimento?

Mi piace dire che siamo ciò che ascoltiamo, quindi sì, tutta la musica che ascolto ha un impatto su quello che scrivo. Sicuramente citerei Guccini e De Gregori, ma anche Battisti e De André. O qualcuno di più recente, come Brunori Sas, o più di nicchia come Emanuele Colandrea, Luca Carocci o Cristina Donà.

Cosa raccontano Vincenza e Lezioni di Mariù di te come autore e come persona?

In genere resto quasi sempre nei miei panni, quindi queste due canzoni raccontano molto di me. Mariù è il nome della mia insegnante di filosofia al liceo mentre Vincenza è una persona importante della mia vita. In entrambi i casi, comunque, i due nomi fungono da spunti narrativi per raccontare qualcos’altro: inadeguatezza nel caso di “Vincenza” e nostalgia nel caso di “Lezioni di Mariù”.

Che tipo di percorso emotivo vuoi far vivere a chi ascolta le tue canzoni?

Mi piacerebbe trasmettere a chi ascolta una piccola risata, attraverso la quale giungere ad una riflessione su stessi o su una situazione. In sintesi, sarebbe bello fungere da stimolo emotivo, con la dovuta leggerezza.

Usi la chitarra come strumento principale per comporre o ti piace anche sperimentare con altri suoni?

Attualmente per comporre uso solo la chitarra. Poi in fase di produzione mi piace aggiungere altri strumenti per arricchire il pezzo da un punto di vista sia melodico che armonico. 

L’EP in arrivo avrà un filo conduttore? Puoi darci qualche anticipazione?

Sono tutti brani nati a distanza di poco tempo l’uno dall’altro; quindi, la scrittura stessa dei brani è in qualche modo “connessa”. Il filo conduttore sono le emozioni in relazione con sé stessi (Vincenza, Lezioni di Mariù) e con gli altri; infatti, gli altri tre brani che comporranno l’EP trattano uno l’amicizia, un altro l’amore che va via e l’ultimo l’amore che resta.

Cosa sogni per il futuro della tua carriera musicale?

Non ho particolari ambizioni, se non quella di provare a trasmettere qualche emozione a chi avrà voglia di ascoltarmi. Mi piace l’idea della musica come spazio di condivisione di tutto ciò che ci smuove, senza giudizi.

Descriviti in tre canzoni.

Domanda difficilissima. Ti posso dire tre canzoni con cui empatizzo molto:

  • Tricks of the trade di Paolo Nutini;
  • Time dei Pink Floyd;
  • Conoscersi in una situazione di difficoltà di Giovanni Truppi.

Ma ce ne sarebbero tante altre.

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