Gianluca, nato a Monza il 25 febbraio 1967, è un artista che porta l’arte nel sangue fin dall’infanzia. Dopo la scuola media, i genitori lo indirizzano all’Opera Don Calabria di Milano, dove frequenta la scuola di grafica e arti, dando così forma alle sue prime inclinazioni creative. Conclusi gli studi, inizia a realizzare locandine per eventi e serate nella vivace Milano degli anni Ottanta, un periodo che contribuisce a rafforzare la sua sensibilità estetica e la sua capacità di comunicare attraverso le immagini. Negli anni successivi, il suo percorso si evolve e incontra il linguaggio dell’arte astratta, che diventa il suo principale mezzo di espressione. Le sue opere trovano spazio in diverse esposizioni presso luoghi come il Golf Club Monza, il Golf Brianza e le biblioteche di Arcore e Albino, dove il pubblico può immergersi nel suo universo visivo fatto di colore, materia e libertà. Da circa un anno è presente anche su Instagram, dove il suo lavoro riscuote un crescente apprezzamento. La sua pittura si distingue per l’uso di materiali diversi — dalle vernici ai pannelli di compensato, fino alle tele tradizionali — e per una tecnica che alterna spatola e pennello, in un equilibrio spontaneo tra gesto e intuizione. Ogni sua creazione è un’esplorazione dell’istinto, un dialogo tra forma e materia che riflette la sua visione diretta e sincera dell’arte: un linguaggio vivo, capace di trasformare ciò che è semplice in pura espressione emotiva.
Cos’è per te l’arte?
L’arte è libertà.
Quando hai sentito per la prima volta il bisogno di esprimerti attraverso l’arte?
Dopo una visita da Fiorucci a Milano. Uscendo da lì dissi: “Però, l’arte…”, e da quel momento tutto cominciò.
In che modo l’ambiente di Milano degli anni ’80 ha influenzato il tuo percorso creativo?
In quegli anni avevamo l’impressione che con la creatività tutto fosse possibile.
Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al linguaggio dell’astrazione?
L’infinita possibilità di combinazioni: forme, colori, presenza e assenza.
Qual è la sensazione che provi quando completi un’opera e la osservi per la prima volta?
Penso che non possa averla fatta io.
Come scegli i materiali che utilizzi, spesso non convenzionali, per le tue opere?
C’è un attimo, come una scintilla, e da lì comincia il processo creativo.
Qual è il ruolo del colore nel tuo processo artistico?
È la frusta e la carezza, l’alba e il tramonto.
Ti senti più vicino all’istinto o alla riflessione quando dipingi?
Istinto. Malgrado gli anni che passano, resto puro istinto.
C’è un artista o un movimento che senti particolarmente affine al tuo modo di creare?
Andrea Pazienza, per la tecnica e l’estro.
Come vivi il rapporto con il pubblico, specialmente oggi attraverso i social?
Sono un artista: io creo per il pubblico. Non finirò mai di ringraziare chi mi supporta.
Quale messaggio vorresti che chi osserva i tuoi lavori portasse con sé dopo averli visti?
La bellezza ci nutre. La mente si manifesta in diversi modi.
Descriviti in tre colori.
Bianco, nero, giallo.





