Giusi ha incontrato la poesia da bambina, ascoltando il padre recitare Pascoli. “La cavallina storna” è rimasta impressa in lei come un ricordo affettuoso, legato alla delicatezza con cui le parole venivano donate, con calma e amore. Da quel momento la poesia è diventata il suo linguaggio privilegiato, lo strumento con cui guardare oltre la superficie delle cose e coglierne l’anima nascosta. Nei suoi testi emerge una sensibilità sottile e una ricerca costante di equilibrio tra interiorità ed esteriorità, tra forma e sentimento. Scrive con passo lieve, scegliendo parole essenziali e spesso sussurrate, soffermandosi su dettagli minimi e su presenze che rischiano di sfuggire. Le emozioni attraversano la sua scrittura con naturalezza, non come materia da esibire, ma come legame profondo con il tempo, gli spazi e gli oggetti che circondano la vita delle persone. Chi legge viene accolto con dolcezza, in un invito a condividere lo sguardo e a sostare nel pensiero. Non c’è distanza tra la poetessa e il suo pubblico: ciò che offre è un gesto quieto, un modo discreto e sincero per restare in contatto con ciò che conta davvero, senza mai forzarlo.
Cos’è per te la poesia?
La poesia per me è lo specchio che riflette, verità, dubbi, ombre. Rappresenta il mio modo di comunicare, dove le parole si collegano con il cuore, con la mente e l’anima. Dove, scegliendo immagini e suoni, trasformo ogni verso in frammenti di vita.
Qual è il ricordo più vivido legato a quando ha scoperto la poesia da bambina?
Ho scoperto la poesia ascoltando mio padre recitare le poesie di Giovanni Pascoli. La “Cavallina Storna” è un ricordo affettuoso, legato al modo in cui le parole mi venivano offerte, con calma, amore e attenzione.
In che modo la poesia è diventata per lei uno strumento di ricerca interiore?
Come scrisse Neruda “La poesia venne a cercarmi. Non so dove sia uscita, da inverno e fiume…” Scrivere per me è ricerca, scoperta dell’io più profondo e celato. Con i miei versi posso “Dire ciò che non ho il coraggio di gridare “.
Quando sceglie le parole, cosa la guida di più: il ritmo, l’immagine o l’emozione?
Quando scrivo ciò che mi guida è sempre l’emozione. Il mio stato d’animo dà la direzione, il ritmo e il tono della poesia.
Quali dettagli della vita quotidiana le piace trasformare in versi?
Trasformo i dettagli che spesso sfuggono, in protagonisti delle mie poesie. Il mio modus vivendi, è “Sic parvis magna”, cioè dalle piccole cose le grandi. Infatti, scrivo, di formiche, di vento, di soffioni, di briciole di biscotti.
Che rapporto desidera creare con chi legge le sue poesie?
Vorrei creare una connessione empatica, dove chi legge si senta parte del mio mondo sentendosi meno solo.
C’è un tema ricorrente che ritorna spesso nei suoi testi?
Il tema ricorrente è quello della memoria, dei ricordi che definiscono me stessa e il mio percorso di vita.
Come vive l’equilibrio tra forma e sentimento nella sua scrittura?
La scrittura per me deve essere in perfetto equilibrio tra forma e sentimento, la cui intensità viene esaltata dalla scelta della forma idonea ad esprimerlo.
Quali poeti o poetesse l’hanno maggiormente influenzata nel suo percorso?
Mi hanno ispirata: Alda Merini con la sua poesia densa e tormentata. Emily Dickinson con la sua forma frammentata e scarna. Chandra Livia Candiani che esplora la profondità delle cose semplici e quotidiane Giovanni Pascoli dove il poeta è un fanciullino capace di stupirsi delle piccole cose.
Descriviti in tre versi.
Osservo. La quiete. Distacco.
VUOTO
Vuoto,
Voragine battente che intrappola.
Mani,
Doloranti aggrappate all’ignoranza.
Preghiere,
sommesse vagano, nel buio.
Parole,
voraci amanti
Di angeli dalle ali spezzate.
ROVINE
Solerte,
lo scalpellino
incide memorie del cuore
plasmate,
sbiadite
distrutte.
Rovine,
dove tormento e solitudine
regna.


