Manila, nata nel 1983, vive a Lubriano, un piccolo paese in provincia di Viterbo, immersa in un contesto che nutre la sua sensibilità artistica. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali nel 2005, ha sempre avuto una profonda passione per il disegno, che l’ha accompagnata fin dall’infanzia. Nel 2010 si avvicina alla pittura a olio, tecnica che diventerà centrale nel suo percorso espressivo. Dopo una pausa di alcuni anni, riprende a dipingere ispirata da sua figlia Vittoria, ritrovando nell’arte un canale privilegiato di comunicazione emotiva e personale. Autodidatta, Manila predilige il genere paesaggistico, con una predilezione particolare per l’acqua, soggetto ricorrente delle sue opere su grandi formati, spesso rappresentata in marine e scenari naturali. I piccoli formati sono invece riservati a ritratti, autoritratti e scorci legati alle sue radici o a luoghi che l’hanno colpita emotivamente. Nel 2011 espone per la prima volta presso il Museo Pierelli di Bomarzo e, l’anno successivo, organizza la sua prima mostra personale nel suo paese natale. Segue la partecipazione a due collettive presso il Palazzo Vescovile di Bagnoregio nel 2013 e 2014. Nel 2022 un suo lavoro dedicato a Vittorio e Alessandro Gassmann viene selezionato per essere esposto prima all’Auditorium Parco della Musica di Roma e successivamente al Palazzo Ducale di Genova, segnando una tappa significativa nella sua evoluzione artistica. La pittura di Manila Olimpieri unisce intimità e paesaggio, memoria e ispirazione, in un dialogo silenzioso ma potente con la bellezza del mondo.
“C’è una definizione che mi piace tanto usare, proprio mia e riguarda i miei luoghi del cuore che io non definisco luoghi, bensì “sentimenti”.
Cos’è per te l’arte?
L’arte è un respiro lento in un mondo che corre. Rappresenta per me il necessario ritorno all’essenziale, ai valori di autenticità, al recupero del ritmo della natura, alla capacità di esprimere in immagini quel legame profondo che sento con essa, talmente forte da sentirmene parte indistinta.
Cosa ti ha spinto a passare dal disegno alla pittura a olio e cosa hai scoperto in questo cambiamento?
Sono per mia natura estremamente curiosa. MI piace sperimentare, situazioni, emozioni e ricercare effetti diversi che possano soddisfare il mio bisogno di espressione. Lavoro con matite, acquerelli, gessetti colorati e olio, ma con l’utilizzo di quest’ultimo, ho scoperto la profondità, la lentezza e la possibilità di modulare ogni emozione con strati, velature, attese. È un dialogo continuo con la materia, che spesso mi stupisce
In che modo tua figlia Vittoria ha influenzato la tua visione artistica e i tuoi soggetti?
Vittoria ha portato uno sguardo nuovo e puro sul mondo. Attraverso i suoi occhi, ho riscoperto la meraviglia delle piccole cose: una foglia che cade, una nuvola che cambia forma, l’alternarsi delle stagioni e i colori delle nostre campagne. La sua presenza ha reso il mio gesto pittorico più istintivo, più sincero, forse anche più coraggioso. Ed è anche grazie a lei se ho tentato l’arte del ritratto fino a poco prima rifuggita per timore. Non avevo competenze anatomiche, essendo autodidatta, ho sempre ritenuto di non potermi cimentare in qualcosa di così sconosciuto e assolutamente non gestibile, ma osservando mia figlia, ho sentito il bisogno di provare…e ho scoperto cosa significa osservare, cogliere l’anima del soggetto rappresentato attraverso i suoi occhi ed emozionarsi quando la si riconosce nel ritratto finito
Cosa rappresenta per te l’acqua, elemento così ricorrente nelle tue opere paesaggistiche?
È la vita che scorre, il tempo che passa, la memoria che affiora. Nei miei paesaggi è sempre un invito a fluire, ad accogliere il cambiamento, a lasciare andare. È anche un simbolo di rinascita e di connessione profonda con la natura. L’acqua, il movimento incessante, i riflessi di luce che in essa si riflettono è una sorta di cura ad ogni male
Come cambia il tuo approccio quando lavori su grandi formati rispetto ai supporti più piccoli?
Nei grandi formati il corpo entra in dialogo con la tela: è un gesto fisico, quasi danzato. Nei piccoli supporti, invece, è il dettaglio a diventare protagonista. Lì il tempo si fa intimo, quasi meditativo. Ogni dimensione ha la sua voce, e io cerco di ascoltarla.
Hai vissuto il passaggio da autodidatta a artista esposta in contesti importanti come una sfida o un processo naturale?
Nella mia vita le cose belle sono sempre accadute per caso, spesso inaspettate. Mi sono lasciata trascinare dagli eventi e ho partecipato ad alcune mostre personali e non, importanti e non, e ho acquisto la consapevolezza che ciò che sento e creo può parlare anche ad altri. È stato un processo naturale. La mia passione, una dedizione inconsapevole e quel pizzico di incoscienza di chi sa che si esprime attraverso la propria arte per il piacere di farlo, non per scopi prefissati, ne’ per desiderio di arrivare a chissà quale obiettivo, solo con lo scopo di evadere dalla realtà, di dilatare il tempo e lo spazio in una dimensione privata, salvifica, intima.
Quali emozioni hai provato nel vedere un tuo lavoro esposto all’Auditorium Parco della Musica e poi al Palazzo Ducale di Genova?
È stato come vedere una parte di me prendere il volo. Ho sentito gratitudine, stupore, anche un po’ di incredulità mi sono sentita parte di qualcosa di più grande e orgogliosa di questo, ma anche di non meritare del tutto di essere presente insieme ad artisti veri, come dico io…io non ho titoli di studio acquisiti in accademia o istituti di qualche tipo, non ho una formazione specifica, sono solo una persona a cui piace disegnare…
C’è un luogo, reale o immaginario, che sogni di ritrarre e che non hai ancora dipinto?
Ci sono tantissimi luoghi del cuore reali che fanno parte cel mio vissuto e suscitano in me sensazioni, emozioni, ricordi che non ho ancora rappresentato. Sono luoghi che parlano di me, del mio vissuto, di storie del passato e di generazioni passate da cui traggo grande forza. Faranno parte di un progetto cui intendo dare vita a breve.
Qual è il rapporto tra le tue origini, il paesaggio di Lubriano e la tua poetica visiva?
Lubriano è la mia radice, il luogo dove tutto è iniziato. La sua terra, i miei luoghi del cuore, i suoi silenzi, la luce che accarezza le colline: tutto è entrato nel mio sguardo e nella mia tavolozza. La mia pittura è un tentativo continuo di restituire le bellezza della semplicità e quel senso di appartenenza e stupore quotidiano.
Come vivi oggi l’equilibrio tra vita familiare e produzione artistica?
L’arte non è separata dalla vita, ma ne è parte viva. Dipingo insieme a mia figlia in uno scambio reciproco di stimoli
Hai progetti futuri, mostre o nuove serie di opere in fase di sviluppo?
Sì, sto lavorando a una nuova serie in cui il paesaggio rappresentato dai miei luoghi del cuore, incontra una me stessa che ne diventa parte integrante. L’idea è di rappresentare una natura che pervade il mio essere, paesaggi che vivo intensamente perché li sento fin dentro l’anima e che raccontano di me, dove mi trovo, da dove provengo, dove sto andando…
Descriviti in tre colori.
Verde di varie gradazioni– per la connessione profonda con la natura.
Blu profondo – per la mia dimensione interiore e contemplativa.
Ocra dorato – per la luce che cerco sempre, anche nei giorni più grigi.











