Marc0mics nasce dall’incontro tra satira, cultura pop e quotidianità, dando vita a storie e personaggi che, con ironia e riflessione, raccontano i paradossi del nostro tempo. Le sue tavole intrecciano riferimenti alla cultura nerd, al fumetto e alla società contemporanea, trasformando l’umorismo in uno strumento per osservare la realtà. Dietro il progetto c’è Marco, illustratore e autore siciliano, che utilizza il disegno per connettere mondi diversi, dall’ironia più pungente al racconto umano più intimo. Ogni sua opera crea un piccolo universo in cui il sorriso invita a riflettere e la leggerezza diventa una forma di verità.
Cos’è per te l’arte?
Come dico sempre, per me l’arte è il biglietto vincente per la libertà. È il mezzo attraverso cui possiamo metterci a nudo, senza vergogna.
Qual è stato il primo personaggio o fumetto che ti ha ispirato a iniziare Marc0mics?
Batman, senza dubbio. Da bambino mi colpiva il fatto che, pur non avendo superpoteri, fosse così forte e determinato. Oggi, dopo averlo studiato a fondo, lo considero ancora il mio eroe preferito.
Come scegli i temi della società contemporanea da trasformare in vignette?
Mi colpiscono soprattutto quei tabù che sembrano inattaccabili, ma che, quando li metti in discussione, generano irriverenza, stupore e indignazione. Mi nutro di tutto questo: mi diverte ridicolizzare situazioni scomode o personaggi potenti e austeri.
Preferisci lavorare su battute brevi o storie più lunghe con un filo narrativo?
Prediligo le storie di ampio respiro, che mi permettono di costruire un arco narrativo complesso e di seguire l’evoluzione dei miei personaggi nel tempo. Mi interessa soprattutto esplorare come le diverse esperienze che vivono plasmino il loro modo di essere e le loro relazioni.
Quanto influisce la cultura nerd nelle tue creazioni quotidiane?
In realtà molto poco: è un mondo che conosco appena, ma che mi affascina e che mi piacerebbe coinvolgere sempre di più attraverso i miei lavori. Direi che è ora di sfatare il mito del fumettista nerd: ho letto e leggo tantissimi fumetti, ma più che da fan, li affronto come un laboratorio vivo da cui imparare tecniche e stili direttamente sul campo.
C’è un equilibrio tra ironia e riflessione che cerchi di mantenere in ogni tavola?
Non necessariamente. Nei miei fumetti l’ironia è la chiave: è lo strumento che apre una finestra di leggerezza, un piccolo spazio dove poter respirare e sorridere, anche solo per qualche minuto, lontano dal peso del quotidiano. Certo, la riflessione è presente, perché alcuni temi lo richiedono, ma non deve mai diventare un fardello — piuttosto, un’eco leggera che resta dopo la risata.
Come descriveresti il processo creativo dietro una tua illustrazione?
Ogni mio lavoro nasce da un’idea improvvisa, una saetta che attraversa la testa nei momenti più impensati. È fondamentale avere subito qualcosa su cui fissarla, prima che svanisca. Se poi quell’idea arriva fino all’illustrazione, significa che funzionava. Altrimenti… pazienza: si aspetta la prossima folgorazione.
Quali autori o artisti ti hanno influenzato maggiormente nello stile?
Il mio autore preferito è senza dubbio Frank Miller. Amo il suo stile duro, viscerale, costruito su contrasti netti e atmosfere cupe. Nei suoi lavori, dal segno tagliente alla narrazione spigolosa, ogni tavola sembra una scena di un film noir: violenta, poetica e carica di tensione. Miller ha quella capacità rara di fondere azione e introspezione, luce e ombra, fino a farne un linguaggio personale e riconoscibile. Allo stesso tempo, guardo con grande ammirazione anche ad alcuni autori italiani, come Zerocalcare e Luigi Piccatto.
Ti capita di inserire esperienze personali all’interno delle storie?
In quantità industriale. Quasi tutti i miei personaggi si ispirano a persone reali: alcune molto conosciute, altre appartenenti alla mia cerchia più intima. Vi dico solo che uno dei personaggi di punta, Capitan Tittì, è fortemente ispirato a uno dei miei migliori amici.
Come reagisce il pubblico ai tuoi messaggi più sottili o riflessivi?
Per la maggior parte ho un pubblico che sa divertirsi, ma vuoi mettere la soddisfazione di beccare quelli che si indignano o fanno i moralisti bigotti? Sono proprio quelli che mi fanno fermare un attimo e pensare: “Cavolo! Ma allora quello che faccio funziona!”.
Hai un progetto o un personaggio futuro che vorresti sviluppare in modo più ampio?
C’è sempre qualcosa che bolle in pentola (per usare una frase fatta). Il mio percorso è ancora in una fase iniziale, ma di sicuro mi piacerebbe creare un “universe” tutto mio… anche se per ora non dico altro. Progetto ambizioso, sì… ma per me l’ambizione è adrenalina: mi fa sentire vivo, affamato!
Descriviti in tre colori.
Verde, verde e… verde!









