MINTTU POLSO

MINTTU POLSO

Minttu, nata in Finlandia nel 1987, è una pittrice e scultrice che unisce rigore e sensibilità nella propria ricerca artistica. Frequenta l’ultimo anno di studi in arti visive presso il Nurmijärvi Opisto e parallelamente è dottoranda in Scienze Biomediche all’Università di Helsinki, segno di un’intelligenza capace di muoversi tra scienza e arte con equilibrio e profondità. Presidente dell’Associazione d’Arte di Nurmijärvi, promuove mostre, eventi e progetti che valorizzano il dialogo tra artisti e territorio. Ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive, in Finlandia e all’estero, tra cui Londra (The Crypt Gallery), Milano (Galleria Cael, Galleria Tolomeo), Cannes (Atelier Hamilton), Innsbruck e Versilia. Il suo lavoro, caratterizzato da un linguaggio visivo fortemente riconoscibile, esplora il rapporto tra memoria, identità e tempo, combinando la purezza della geometria con una profonda indagine emotiva. Nei suoi ritratti geometrici, la forma diventa strumento di introspezione e riflessione, un ponte tra il visibile e l’invisibile, tra la struttura e la vita che essa racchiude.

Cos’è per te l’arte?

L’arte per me è un mezzo fondamentale di espressione personale e un modo per riflettere sull’ambiente che mi circonda. È anche una pausa nel ritmo frenetico e nell’efficienza che caratterizzano la vita contemporanea.

Cosa ti affascina di più nel rapporto tra arte e scienza, e in che modo queste due dimensioni dialogano nel tuo percorso?

Ritengo che i processi della scienza e dell’arte siano molto simili. Entrambi si basano sulle conoscenze esistenti, cercano nuove prospettive e portano idee o risultati personali all’attenzione di un pubblico più ampio.

In che momento hai capito che la pittura e la scultura sarebbero diventate il tuo linguaggio principale di espressione?

Ho iniziato con la pittura, come fanno molti oggi. I colori e i supporti sono facilmente reperibili e si può dipingere quasi ovunque. Ho scoperto la scultura durante i miei studi. Il bronzo è particolarmente vicino al mio cuore come materiale: unisce delicatezza e forza ed è indulgente anche con gli errori di chi lo lavora.

Come nasce l’idea di un tuo ritratto geometrico e quali emozioni cerchi di trasmettere attraverso le forme e i colori?

La durezza e una certa mascolinità della geometria mi affascinano. In essa vi è qualcosa di ingegneristico, di pianificazione e precisione, che contrasta con il mio carattere. Le forme sono universali e indipendenti dalla cultura, quindi interpretabili da chiunque. In questo modo i colori e le ombreggiature diventano centrali come veicoli di emozioni e creatori dell’illusione della tridimensionalità.

Quale ruolo ha la memoria nel tuo processo creativo e come si traduce visivamente nelle tue opere?

Gli eventi e le esperienze del nostro passato ci plasmano in ciò che siamo, e inevitabilmente si riflettono nell’arte. I colori possono evocare forti associazioni — alcuni richiamano ricordi negativi, altri positivi. Allo stesso modo, certe forme possono suscitare ricordi inattesi. Cerco di esprimere questi strati di memoria ed esperienza nelle mie opere, spesso proprio attraverso colori e forme.

Ci sono artisti o movimenti che hanno influenzato la tua ricerca o la tua visione dell’arte?

Sono stata ispirata dalle opere concretiste del finlandese Juhani Melender, dalle figure dell’italiano Guido Sileoni e dalla tavolozza di colori di Helene Schjerfbeck.

Come vivi l’esperienza di esporre all’estero e di confrontarti con pubblici di culture diverse?

Finora ho vissuto l’esperienza di esporre all’estero come una grande ricchezza, e gli incontri nelle mostre sono sempre stati calorosi e stimolanti.

In che modo il contesto finlandese e il paesaggio nordico influenzano la tua sensibilità artistica?

L’elemento dominante nella natura finlandese è la luce. In estate le notti sono luminose e il sole non tramonta mai. In autunno le serate si fanno buie e il sole dipinge il paesaggio con colori intensi. L’inverno porta un’oscurità profonda, finché la neve non cade improvvisamente trasformando lo scenario: la luce riflessa sulla neve appare fredda e luminosa. Questi cambiamenti stagionali si riflettono inevitabilmente anche nelle mie opere.

Quali materiali o tecniche prediligi per dare corpo alle tue idee?

Nella pittura utilizzo spesso sia la tela tradizionale sia il compensato di betulla sagomato. Nella scultura, il bronzo è il materiale più importante per me.

Come concili la precisione scientifica del tuo percorso accademico con la libertà creativa della tua arte?

Nella scienza l’immaginazione è importante tanto quanto nell’arte. Anche la comunicazione scientifica attraverso immagini e visualizzazioni è fondamentale. Nel mio campo, l’imaging cellulare, la visualizzazione è centrale: colorando e fotografando rendiamo le cellule visibili e riveliamo un mondo altrimenti invisibile. Le immagini cellulari sono estremamente belle: mostrano come la natura ci costruisce e ci progetta.

Cosa significa per te essere presidente di un’associazione d’arte e quale valore attribuisci al lavoro collettivo nella crescita artistica?

Come presidente di un’associazione d’arte ho avuto l’opportunità di dare sostegno e di conoscere ampiamente l’arte e gli artisti locali. È stato meraviglioso vedere come gli artisti si sostengano a vicenda, condividano competenze e trasmettano esperienze — dalle tecniche ai “segreti” legati alle mostre e alla vendita delle opere.

Descriviti in tre colori.

Blu oltremare, terra di Siena bruciata e giallo ocra.

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