Arianna, in arte Plumiss, è un’autrice e illustratrice di 24 anni che lavora per Tora Edizioni. Diplomata in arte figurativa e grafica, è la creatrice di Morning Star, un manga shojo fantasy italiano edito dalla stessa casa editrice. L’opera racconta la mitica lotta tra bene e male attraverso la figura di angeli e demoni ispirati alla tradizione ebraico-cristiana. Con uno stile raffinato e narrativamente intenso, Plumiss ha già pubblicato tre volumi della serie, l’ultimo dei quali è stato presentato al Romics di ottobre, continuando a costruire un universo poetico e suggestivo destinato a svilupparsi in sette-otto volumi complessivi.
Cos’è per te l’arte?
Faccio arte da quando avevo circa quindici anni. Ai tempi conobbi il mondo del disegno manga e da allora non ho più smesso.
Come è nato il tuo interesse per il mondo dei manga e cosa ti ha spinto a creare Morning Star?
Penso siano stati soprattutto gli anime che guardavo da più giovane, come Black Butler, Death Note e le varie serie di Dragon Ball. Tuttavia, più che guardare anime o leggere manga, ciò che mi affascinava era il disegno in sé, il creare qualcosa che mi rendesse soddisfatta. Morning Star è nata per caso: l’idea mi è venuta all’improvviso e, man mano che i miei personaggi acquisivano complessità, ho capito che era arrivato il momento di mettere tutto per iscritto.
Quali sono le principali fonti di ispirazione per la tua storia e i tuoi personaggi?
Per la trama mi ha ispirata molto Il Paradiso Perduto di John Milton, specialmente nella prima parte della mia serie. Alcuni personaggi, invece, hanno ispirazioni più dirette: per esempio, il cattivo della storia è ispirato a Valter di Winx Club, che per me rappresenta l’equilibrio perfetto tra “spaventoso ma affascinante”. Per Syria, invece, mi sono ispirata a Jeff the Killer del fandom Creepypasta.
In che modo la simbologia ebraico-cristiana ha influenzato la costruzione del tuo universo narrativo?
Attorno al 2020 ho iniziato a interessarmi alla mitologia ebraico-cristiana, che studio tuttora. Nel frattempo stavo lavorando a Morning Star, che inizialmente doveva essere solo una storia con demoni, senza angeli. Ho deciso di inserirli perché mi sembrava un’idea originale, mai vista prima in un manga italiano, e volevo mantenere un approccio il più possibile canonico e non romanticizzato ai fini della trama.
Come descriveresti il tuo stile di disegno e in che modo si è evoluto nel tempo?
Il mio stile è morbido, ma allo stesso tempo presenta tratti sporchi e taglienti. Una delle sue caratteristiche migliori è la capacità di adattarsi a situazioni e personaggi diversi. All’inizio mi ispiravo molto a Mirkand e Nekucciola, poi a Poch4n e ad altri artisti, fino ad arrivare a Yana Toboso per un periodo. Ora, dopo quasi dieci anni, credo di aver raggiunto uno stile personale e originale.
C’è un personaggio di Morning Star a cui ti senti particolarmente legata e perché?
Sì, Diana, la protagonista. È stata la prima che ho creato e su di lei ho costruito l’intera storia. La immagino da quando avevo diciotto anni — ora ne ho ventiquattro — quindi è con me da otto anni. Mi sento molto legata a lei perché la conosco in profondità: so cosa nasconde sotto il suo velo di mistero.
Quanto della tua esperienza personale entra nel tuo processo creativo?
Sinceramente non saprei dirlo con precisione. Mi lascio guidare dal cuore e dalla ragione, e procedo. Quando realizzo le tavole seguo ovviamente una scaletta, ma la spinta creativa nasce sempre dall’interno. È qualcosa che mi ha sempre accompagnata.
Come vivi il rapporto tra scrittura e illustrazione nella realizzazione del manga?
La scrittura è la parte più semplice: butti giù un’idea e poi la sviluppi. L’illustrazione, invece, richiede molto più tempo, ma è anche quella che mi soddisfa di più. Vedere il miglioramento tra l’inizio e la fine di un volume è una delle sensazioni più gratificanti.
Quali sfide hai incontrato nel portare avanti un progetto così ampio come una serie da sette-otto volumi?
Ora sto per iniziare il quarto volume, e fino ad adesso la vita mi ha portata a fare diversi cambiamenti. Sono ancora giovane, ho ventiquattro anni, e non sono più libera come a diciotto, ma nonostante tutto non ho intenzione di mollare. Morning Star è uno dei miei obiettivi di vita. Ho anche notato quanto l’umore e i momenti difficili possano influenzare la scrittura: durante il secondo volume ho attraversato un periodo complicato, e questo ha inciso sul mio rapporto con il lavoro. Fare manga è un mestiere duro: bisogna amarlo davvero, avere coraggio e resistenza. Ammiro tutti i mangaka italiani, perché non è affatto semplice.
Che ruolo ha avuto Tora Edizioni nel tuo percorso artistico e professionale?
Tora Edizioni mi ha accolta dopo la chiusura di Prismatics e mi ha pubblicata dopo circa un anno. Era l’anno del Covid, un periodo difficile per tutti. Ho firmato il contratto a diciannove anni, mentre andavo ancora a scuola: i professori erano fieri di me, i compagni entusiasti, e tutta la scuola ne parlava! Dopo la pandemia abbiamo ripreso con le fiere, e da lì è iniziata la mia esperienza con la Tora e i firmacopie. Per me questa casa editrice è come una seconda famiglia: le amicizie, il sostegno e l’esperienza che ho vissuto con loro sono impagabili. Grazie di cuore, Tora! ⭐️
Hai già in mente nuovi progetti o storie da raccontare dopo Morning Star?
Sì, dopo Morning Star vorrei realizzare un volume autoconclusivo horror-comico, molto leggero e tenero, interamente a colori. Poi mi piacerebbe proporre un altro progetto autoconclusivo, in collaborazione con una mia amica, con un taglio più urban e slice of life. Ma per ora Morning Star resta la mia priorità, haha!
Descriviti in tre personaggi manga.
Raphael, per il suo carattere, l’audacia e la costanza. Michael, perché anch’io vivo spesso nel mio passato e fatico a lasciarlo andare. Gabriel, per la lealtà verso chi o cosa si ama.





