L’arte del Neolitico, sviluppatasi tra circa il 10.000 e il 3.500 a.C. a seconda delle aree geografiche, rappresenta una svolta fondamentale nella storia umana, riflettendo i profondi cambiamenti sociali, economici e spirituali che accompagnarono la cosiddetta “rivoluzione neolitica”. In questo periodo, le comunità umane passarono da uno stile di vita nomade basato sulla caccia e la raccolta a una vita sedentaria fondata sull’agricoltura e l’allevamento. Questo cambiamento radicale, avviatosi in Medio Oriente nella cosiddetta Mezzaluna Fertile intorno al 9.500 a.C., si diffuse progressivamente in Europa, Asia e Africa, portando con sé nuove forme di organizzazione sociale e un diverso rapporto con il territorio. Il contesto di stabilità e di surplus alimentare consentì lo sviluppo di arti e mestieri prima impensabili. Le abitazioni in pietra o mattoni crudi, come quelle di Çatalhöyük in Anatolia (datata tra il 7.500 e il 5.700 a.C.), erano decorate con pitture murali dai motivi geometrici o figurativi, tra cui scene di caccia e rappresentazioni simboliche di animali totemici. Le case diventavano luoghi di espressione artistica, e l’arte si legava sempre più alla vita quotidiana, alla religione e alla memoria collettiva. Una delle innovazioni artistiche più rilevanti del Neolitico fu la ceramica. Nata inizialmente per scopi pratici, legati alla conservazione e cottura degli alimenti, la produzione ceramica si arricchì rapidamente di elementi decorativi. Motivi geometrici, spirali, linee ondulate e raffigurazioni stilizzate venivano incisi, dipinti o impressi con conchiglie e strumenti rudimentali. In molte culture neolitiche, come quella di Starčevo in Serbia o quella di Yangshao in Cina (circa 5.000-3.000 a.C.), la ceramica divenne un mezzo per raccontare storie e trasmettere simboli di appartenenza comunitaria. La scultura neolitica proseguì e trasformò la tradizione paleolitica delle Veneri, ma i soggetti si ampliarono. Accanto alle figure femminili legate alla fertilità, comparvero statuette di animali, idoli antropomorfi e oggetti votivi. Nella cultura di Vinča, diffusa nei Balcani tra il 5.700 e il 4.500 a.C., sono stati rinvenuti migliaia di piccoli manufatti in terracotta e pietra, spesso ricchi di simboli incisi che alcuni studiosi ipotizzano possano rappresentare una forma primitiva di scrittura. Un capitolo straordinario dell’arte neolitica è rappresentato dai megaliti. A partire dal V millennio a.C., in varie parti d’Europa, si diffusero costruzioni monumentali in pietra come dolmen, menhir e cromlech, spesso connessi a riti funerari o astronomici. Il sito di Stonehenge, in Inghilterra, iniziò a essere costruito intorno al 3.100 a.C., e la sua disposizione circolare di massi, orientata verso i solstizi, testimonia un’attenzione precisa ai cicli naturali e celesti. In Bretagna, a Carnac, si ergono migliaia di menhir disposti in allineamenti regolari, la cui funzione rimane ancora oggi oggetto di dibattito. Parallelamente, l’arte rupestre neolitica continuò a essere praticata, ma con nuovi temi. Le scene di caccia tipiche del Paleolitico lasciarono spazio a rappresentazioni di arature, processioni, danze e attività comunitarie. Un esempio significativo è offerto dalle pitture del Levante spagnolo, datate tra il 6.000 e il 3.500 a.C., in cui figure stilizzate raccontano la vita agricola e cerimoniale delle prime comunità stanziali. Le trasformazioni artistiche del Neolitico furono strettamente legate agli avvenimenti storici dell’epoca. L’addomesticamento di piante e animali, la nascita dei villaggi e l’organizzazione di società più complesse portarono alla creazione di gerarchie sociali e di ruoli specializzati, tra cui quello dell’artigiano e dell’artista. Le opere d’arte, oltre alla funzione estetica, divennero strumenti di coesione culturale, elementi di culto e di rappresentazione del potere. Tra le curiosità più affascinanti legate a questo periodo vi è la diffusione di motivi artistici simili in aree geografiche molto distanti, probabilmente frutto di scambi culturali e commerciali tra comunità. Decorazioni a spirale e motivi geometrici ricorrono tanto nella ceramica europea quanto in quella mediorientale e asiatica, suggerendo l’esistenza di un linguaggio simbolico condiviso. Un’altra scoperta intrigante riguarda il possibile utilizzo di pigmenti e coloranti naturali non solo per decorare manufatti, ma anche per il corpo umano, aprendo così la porta a ipotesi sull’origine del tatuaggio e della pittura corporea rituale. L’arte neolitica, con la sua ricchezza di forme e significati, segna un punto di svolta: per la prima volta, l’uomo non rappresenta più solo ciò che vede o teme, ma anche ciò che costruisce, coltiva e sogna. È un’arte che parla di comunità, di legame con la terra, di un nuovo ordine sociale e spirituale che avrebbe posto le basi per le civiltà storiche dei millenni successivi.
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CRONACHE D’ARTE – IL NEOLITICO


