RICCARDO STOPPONI

RICCARDO STOPPONI

Riccardo, nato nell’agosto del 1988, si avvicina sin da bambino alla musica e alle arti sceniche, partecipando a concorsi e iniziando un percorso di studio che lo porta a diplomarsi in pianoforte, teoria musicale e solfeggio presso l’Istituto di Alta Formazione Musicale “G. Verdi” di Ravenna. Successivamente si dedica al canto moderno, perfezionandosi in lirica con Luca Canonici e nel musical con Silvia Querci, frequentando anche laboratori con artisti internazionali come Michael Ball, Rebecca Caine, Giò Di Tonno e Brunella Platania. Durante l’adolescenza forma le prime band, tra cui i “Leitmotiv” e i “Metamorphosi”, con cui sperimenta contaminazioni tra rock ed elettronica. Parallelamente debutta in teatro con la compagnia “Diesis Teatrango”, rielaborando in chiave rock-progressive le musiche di Pinocchio di Fiorenzo Carpi. Nel 2011 ottiene una borsa di studio per l’accademia “Arteinscena” e l’anno seguente si aggiudica i premi Miglior Voce e Premio della Critica al “Musical Day” di Milano. Debutta come performer nel 2012 con il musical Louis al Teatro Politeama Pratese e prende parte a numerose produzioni, tra cui Hugo Incontra Hugo, Hair e Love Story, esibendosi nei principali teatri italiani. Nel 2015 consegue la certificazione “Voice to Teach” con docenti di prestigio come Franco Fussi, Eleonora Bruni ed Erika Biavati, avviando l’attività didattica presso scuole di musica e parallelamente collaborando come musicista e attore in spettacoli di prosa, tra cui Molto rumore per nulla. Nel 2016 fonda i “Broadway Shots”, di cui è direttore artistico e musicale, guidando un ensemble di trenta artisti in spettacoli dedicati alla storia del musical. L’anno successivo partecipa come corista all’orchestra Rai nello show Cavalli di Battaglia di Gigi Proietti, in diretta su Rai 1. Nel 2019 diventa frontman della rock band “FA.ST.CA.SH.” con un repertorio rock-blues e nel 2022 dà vita al trio acustico “Ménage à Trois”, insieme a Elena Sarti e Marco Casavola, esplorando sonorità pop e r&b. Oggi alterna l’attività di insegnante di canto a quella di musicista e performer, continuando a portare avanti i suoi progetti artistici con energia e versatilità.

Cos’è per te la musica?

È il mezzo attraverso cui esploro il mondo e a cui torno sempre per orientarmi. I generi più profondi e ricchi di sfumature hanno la capacità di darmi almeno l’illusione di ascoltare il suono di ciò che non si può spiegare.

Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada principale?

Quando ho iniziato ad analizzare quali fossero gli elementi artistici che più mi emozionavano all’interno di forme d’arte complesse, come il cinema e il teatro. Ho capito che la musica era ciò che mi toccava più profondamente e che, fra tutte, aveva il potere di fare da collante, liberando le emozioni.

Come riesci a conciliare l’attività di insegnante con quella di performer?

Fortunatamente riesco a bilanciare entrambe, perché si svolgono in orari diversi. L’insegnamento è paragonabile a un lavoro pomeridiano “canonico”, mentre le performance sono legate alla sera o ai fine settimana, che si tratti di prove o di spettacoli.

Tra i tanti generi che hai esplorato, dal rock alla lirica fino al musical, quale senti più vicino alla tua identità artistica?

Sicuramente il contesto della musica applicata all’immagine o allo spettacolo — musical e cinema — perché offre possibilità infinite e accoglie praticamente tutti i generi. Ci sono momenti in cui mi sento più vicino al rock, altri in cui ho bisogno di una profondità diversa che trovo nelle colonne sonore dei film o dei musical. E ci sono periodi più intimi in cui la musica classica accompagna meglio il mio stato d’animo.

C’è un progetto che consideri una vera svolta nella tua carriera?

Quando ho fondato i Broadway Shots e ho iniziato a lavorare a uno show che unisse più elementi scenici — suono, immagine, luce, movimento — ho capito di dare sfogo a un mio bisogno profondo: giocare con gli strumenti fondamentali dell’arte, mettendo però sempre la musica al centro, con le sue scelte stilistiche e di repertorio.

Quanto i laboratori con grandi artisti internazionali hanno influenzato il tuo approccio alla musica e alla scena?

Mi hanno insegnato a rispettare il palcoscenico come un luogo sacro, che richiede sempre la massima preparazione per essere vissuto.

Quali emozioni provi quando ti esibisci con una band rock rispetto a quando interpreti un ruolo in un musical?

Suonare e cantare in una band rock, soprattutto quando c’è un buon feeling con i compagni, ti fa sentire parte di un flusso di energia fortissimo da cui trai grande piacere. Interpretare un ruolo teatrale, invece, significa fare un lavoro più profondo, emozionandosi in base a quanto riesci a entrare in empatia con il personaggio. È un’esperienza diversa, ma altrettanto gratificante.

Che obiettivi ti sei posto per i prossimi anni, sia nella didattica che nella tua carriera artistica?

Vorrei perfezionarmi ancora di più come insegnante, guidando i miei allievi ognuno verso la propria meta. Per quanto riguarda i miei progetti, spero di portarli a un livello superiore. A livello personale, mi piacerebbe riprendere a lavorare con la voce parlata: voiceover, spot o audiolibri.

C’è un sogno o una collaborazione che ti piacerebbe realizzare in futuro?

Di solito tendo a concentrarmi sul presente, senza fantasticare troppo su grandi collaborazioni. Però un sogno che porto dentro da sempre è lavorare a un progetto legato al cinema. Non ho ancora un’idea chiara, ma spero che prima o poi possa concretizzarsi.

Descriviti in tre canzoni.

Desperado – Eagles. La Cura – Franco Battiato. Watch Over You – Alter Bridge.

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