Valentina è un’artista visiva italiana che vive e lavora a Lecce, dove porta avanti una ricerca pittorica profonda e personale all’interno del suo studio. La sua espressione artistica si sviluppa principalmente attraverso la pittura a olio su tela, con uno stile simbolico, poetico e visionario. Le sue opere esplorano temi legati alla memoria, alla condizione umana, all’infanzia interiore e al tempo, utilizzando figure sospese, elementi naturali e architetture interiori come chiavi narrative. Luce e colore assumono per lei un ruolo centrale, non solo estetico ma anche emotivo e spirituale. Il tratto distintivo dei suoi lavori si riconosce nelle figure dagli occhi ampi, nelle atmosfere rarefatte e nei simboli essenziali, che invitano l’osservatore a una riflessione silenziosa e a un dialogo profondo ma mai invadente. Formata presso il Liceo Artistico di Manduria e l’Accademia di Belle Arti di Lecce – dove ha conseguito anche una specializzazione biennale in tecniche pittoriche e grafiche – ha esposto le sue opere in numerose mostre collettive e personali, ricevendo premi e riconoscimenti da giurie tecniche e dal pubblico. Tra i risultati più significativi figurano il Premio della Giuria e del Pubblico al XXXIX Trofeo Città di Lecce nel 2024, il primo premio “Marta Redolfi” al Festival delle Arti Quia di Cerveteri nel 2023, il Premio “Artista nella Storia” a Roma nel 2024, e la selezione alla IV Biennale d’Arte presso il MEAM di Barcellona nel 2022. Le sue opere sono presenti nell’Annuario d’Arte Mondadori Artisti 2025 e nel catalogo Espressioni d’Arte – Studi di critica d’arte del XXI secolo, curato da Elisabetta La Rosa. La sua attività espositiva ha toccato anche spazi istituzionali e internazionali a Mantova, Roma e Pechino, con la partecipazione nel 2025 alla collettiva internazionale presso il Three Shadows Photography Art Centre, uno dei centri più rilevanti dell’arte contemporanea globale. Accanto al lavoro pittorico ha dato vita al progetto Fos|kia, alter ego artistico dedicato alla sperimentazione con la serigrafia, la stampa d’arte e il design visivo. In questo spazio parallelo il suo universo simbolico si traduce in segni minimi e poetici, mantenendo un linguaggio autonomo, artigianale e fortemente evocativo. Tra luce e ombra, sogni e concretezza, l’arte di Valentina Toscano si muove silenziosa ma intensa, ponendo domande senza imporre risposte, lasciando affiorare sulla tela emozioni profonde e parole mai dette.
Cos’è per te l’arte?
Per me l’arte è un varco. Un passaggio tra due mondi: quello reale, visibile a tutti, e quello invisibile, che solo pochi riescono a percepire. È lo spazio in cui visioni, ricordi ed emozioni prendono forma e si trasformano in qualcosa destinato a restare. Ogni opera è una soglia che invita a entrare, ogni colore una domanda. L’arte custodisce e rivela, unendo luce e ombra in un linguaggio capace di parlare a chi sa fermarsi ad ascoltare.
Come nasce una tua opera: da un’intuizione, un ricordo, un’emozione o da una riflessione più razionale?
Ogni opera nasce da una scintilla. Può essere un ricordo, un’emozione o un simbolo che mi appare all’improvviso. Seguo quell’immagine con istinto, lasciandola crescere fino a diventare forma. Poi arriva la parte più tecnica: composizione, ritmo cromatico, gestione della luce. È un dialogo continuo tra impulso e controllo, come catturare un respiro senza soffocarlo.
In che modo la tua formazione accademica ha influenzato il tuo linguaggio pittorico attuale?
L’Accademia di Belle Arti mi ha dato le radici nello studio della figura, della composizione e del colore. Negli anni, grazie allo studio personale ed a un’assidua ricerca, ho unito questo rigore tecnico alla mia libertà poetica, fino a sviluppare uno stile ed un linguaggio personale e riconoscibile. Oggi questa consapevolezza si riflette soprattutto negli sguardi delle mie figure con occhi grandi e profondi, capaci di custodire luce e ombra come pagine di una storia, e di riflettere emozioni che non si lasciano chiudere.
Cosa rappresentano per te le figure sospese e gli elementi naturali che ricorrono nei tuoi dipinti?
Le figure sospese sono soglie del mio immaginario. Non appartengono a un luogo o a un tempo preciso, ma vivono in uno spazio intermedio, tra realtà e sogno, tra infanzia e consapevolezza. Gli elementi naturali – nuvole, fiori, foglie – sono archetipi e simboli di vita interiore, legami con la memoria, ponti verso uno spazio intimo in cui il tempo sembra fermarsi e la purezza può ancora essere custodita.
Qual è il legame tra luce e colore nella tua pittura e come li utilizzi per raccontare emozioni o visioni interiori?
Luce e colore sono la mia grammatica emotiva. La luce svela, l’ombra custodisce. Uso il colore per dare corpo alle emozioni, non come ornamento: è il mio modo di sentire, di aprire varchi nel silenzio. Le sfumature e i contrasti sono il battito visibile delle mie visioni.
Come si è evoluto nel tempo il tuo progetto Fos|kia e cosa ti ha spinto a sviluppare questo alter ego artistico?
Fos|kia è il mio alter-ego creativo. Qui la mia mano si muove con la stessa intensità ma in un linguaggio diverso: quello della grafica, della serigrafia, delle stampe d’arte e dell’illustrazione. È la parte di me più diretta, ma nutrita dalla stessa visione simbolica. E’ il mio modo di dialogare con un pubblico diverso, mantenendo intatta la mia identità artistica, diventando un respiro parallelo che corre accanto alla pittura.
Cosa hai provato nel vedere le tue opere esposte in contesti internazionali come il MEAM di Barcellona o il Three Shadows Photography Art Centre di Pechino?
È stato come sentire i miei mondi parlare altre lingue. Esporre in contesti internazionali significa far viaggiare la propria voce artistica e vederla dialogare con pubblico e culture diverse. È la conferma che, quando è autentica, l’arte sa parlare molte lingue senza bisogno di tradursi.
Tra i riconoscimenti ricevuti, ce n’è uno che senti particolarmente significativo per il tuo percorso?
Ci sono premi che restano impressi non solo per il loro prestigio, ma per il momento unico in cui arrivano. Il 1° Premio per le Arti “Marta Redolfi” al Festival delle Arti Quia di Cerveteri (Roma) è stato così. Ho partecipato con l’opera Artemisia, e la vittoria è arrivata proprio la sera del 10 agosto, nella notte di San Lorenzo che sembrava voler custodire quel momento. Per me non è stato soltanto un riconoscimento artistico, ma anche un segno luminoso sul mio cammino.
Quanto spazio lasci all’istinto e quanto alla progettazione tecnica nel processo creativo?
L’istinto è la scintilla, la tecnica è il respiro lungo. Senza istinto il quadro sarebbe freddo, senza tecnica fragile. Lavoro in equilibrio: lascio che l’emozione guidi la mano, ma so quando intervenire per dare alla visione una struttura solida e durevole. È un dialogo costante tra la parte che sogna e la parte che sa.
In che modo la tua arte affronta il tema dell’infanzia interiore e perché lo consideri centrale?
L’infanzia interiore è la sorgente del mio sguardo. Nei miei quadri, anche le figure adulte conservano occhi grandi, aperti, capaci di stupirsi e interrogare. Non è nostalgia, ma custodia di quella meraviglia e autenticità che spesso, da adulti, perdiamo. Nei miei volti, soprattutto negli occhi profondi, cerco di proteggere e restituire quello sguardo capace di continuare a interrogare il mondo anche dopo aver attraversato la luce e l’ombra.
Hai mai pensato di affiancare alla pittura anche la scrittura o altre forme espressive per amplificare il tuo linguaggio artistico?
Sì. La scrittura è per me un’estensione naturale della pittura. Sto lavorando a un libro che raccoglie aforismi, immagini e disegni: tracce d’anima che accompagnano il mio universo visivo. È già annunciato sul mio sito, ma sarà una sorpresa vedere come parola e immagine si intrecceranno, amplificandosi.
Descriviti in tre colori.
Sono un giallo caldo di luce, un turchese profondo di silenzio e un viola intenso: la soglia in cui luce e ombra convivono.








