JIMI GAZZOSA

JIMI GAZZOSA nato a Milano, è pittore, scrittore e musicista, fotografo per professione si serve di ogni mezzo espressivo per dare forma alle proprie esigenze emotive e artistiche. Descrive e dipinge lo scenario urbano e metropolitano dove l’uomo lascia le sue opere incompiute o in abbandono, come in un tempo post apocalittico l’uomo e la natura svaniscono lasciando posto solo al cemento e all’acciaio . Emerge la decadenza e il logorio della materia al cospetto del tempo, ammonendo il nostro presente a ciò che stiamo lasciando come eredità sul nostro pianeta. Tema più che attuale descritto tramite pittura su tela che riscrive il disagio e la solitudine sulla vacuità del nostro tempo, sempre più divorato dall’opera scellerata della razza umana e del suo ingegno spesso mal riposto. A tratti fantasy, steampunk, distopica, l’opera di Jimi Gazzosa affascina con territori e costruzioni quotidiane rivisitate in stile graphic novel molto personale, dove la prospettiva e la gestualità marcata illudono al movimento visivo dello spettatore creando l’ambiguità dello statico scorrere del tempo.

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗵𝗮𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗱𝗶𝗽𝗶𝗻𝗴𝗲𝗿𝗲?
Iniziai a disegnare all età di 15 anni copiando dai miei fumetti preferiti quali Dylan dog, e da foto dei miei miti musicali, ritratti di Jimi Hendrix, Jim Morrison etc, proseguii approciandomi alla pittura inizialmente figurativa per trovare poi uno stile grafico personale tipico della pop art, solo dopo la scoperta del materico e. dell’uso di materiali edili e di scarto per opere tridimensionali che mi hanno portato alla riscoperta della tematica urban ed industriale che ad oggi ancora prediligo.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮?
Ho preso l abitudine di conservare e archiviare immagini a tema urbano ed industriale che mi interessano, foto,quadri o digital art ,da cui prendo spunto per i miei paesaggi, ma sempre in maniera mnemonica, mai copiando dall’immagine stessa, le conservo nell idea ed eseguo il quadro passo passo prendendo spunto dall’immagine che va creandosi facendomi ispirare dall opera stessa.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗹𝗮 𝘁𝘂𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗲?
I miei dipinti parlano di zone spesso degradate e abbandonate, richiamano il filone postatomico, distopico oltre che steampunk, è sicuramente di radice industrial ma attinge dalla fantasia nera degli scenari apocalittici anche se spesso molto reali.
Mi piace che si possa amare o odiare e che non sia mai indifferente.Uno dei complimenti migliori che posso ricevere è sentire dire che i miei quadri mettono ansia e inquietudine, questo mi dà la certezza, visto il soggetto, che ho colto nel segno e che il messaggio è arrivato diretto allo spettatore.

𝗨𝗻 𝗮𝗿𝘁𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲?
Sono molti gli artisti che ho amato e che si possono solo che stimare, tra i tanti ultimamente mi viene spesso in mente A. Pomodoro e le sue sculture futuristiche, le sfere e gli spaccati metallici e bronzei che mi ispirano ancora molto.

𝗦𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝘂𝗻 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼! 𝗣𝘂𝗼𝗶 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗼?
Il cassetto dei sogni è sempre pieno e rimane aperto perché le speranze possano entrare e uscire come meglio credono e come meglio si addice. Riuscire a trovare uno stile unico e immediatamente riconoscibile, un linguaggio nuovo ed entropico, cioè che comprenda e traduca in immagine la somma di tutto ciò che è creato o causato dall’opera dell’uomo e dalla sua presenza sul pianeta, con un messaggio altrettanto forte ed efficace, un alfabeto visivo che mi appartenga ma che ognuno possa capire e comprendere .

𝗣𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗶?
La pittura richiede tanto esercizio e tempo, diventa irrinunciabile, la pulsione di dover continuare o iniziare un dipinto è il progetto più possibile e futuro. Nel frattempo continuerò ad esporre i miei lavori e cercare di conoscere più persone ed artisti interessanti ed interessati a divulgare il proprio pensiero attraverso l arte, perché l’arte prima di tutto è una cura per l’anima.

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