KALIKA

Noi di ArtCast abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con le KALIKA, tre artiste che si sono incontrate per caso ed hanno fondato un bellissimo progetto. Le Kalika sono il trio composto da Vania Di Matteo (voce), Anna Rita Di Pace (voce e violino) e Giulia Olivieri (voce). Il terzetto nasce per caso da una fortuita collaborazione musicale, divenuta prima un progetto vocale a cappella, tutto al femminile, impreziositosi poi con la collaborazione di un ensemble di musicisti. In linea con il principio del “nomen omen”, in lingua hindi la parola kalika significa “bocciolo”, e proprio l’immagine di un fiore in potenza, qualsiasi fiore, colto nell’attimo prima di manifestarsi in tutta la sua piena bellezza, è parso adeguato per nominare questo progetto. Tre donne, tre voci e tre anime si sono incontrate e scelte tra le righe e nelle note di originali riarrangiamenti di brani editi attinti dalle diverse esperienze musicali in gioco, e di pezzi inediti tutti da scoprire.

Come è nato il vostro trio e qual è la vostra storia come gruppo?

Le Kalìka sbocciano per caso da una fortuita collaborazione musicale, tutta al femminile, divenuta immediatamente un progetto vocale a cappella impreziositosi poi della collaborazione di un ensamble di musicisti. Era l’8 Marzo 2019. Galeotta fu la ricorrenza della Festa della donna e la volontà congiunta di tutte e tre di reinterpretare per l’occasione un ri-arrangiamento a cappella di Donna di Enzo Gragnaniello. Su intuizione di Gianluigi Capasso (oggi chitarrista e direttore musicale del progetto), ci cimentammo in una reinterpretazione intimistica a tre voci di questo capolavoro del cantautorato italiano, portato al successo dalla voce unica ed inimitabile di Mia Martina. Non è semplice trovare le parole giuste per raccontare quel paio d’ore in studio di registrazione perché ebbe poco a che fare con l’esecuzione e molto di più invece con l’energia magica generata dall’intreccio di tre voci, dall’incontro di tre anime che pare si fossero scelte in un momento ben preciso con lo scopo unico di realizzare qualcosa che potesse durare più di tre minuti e mezzo. Ed in effetti sono cinque anni che esistiamo.

Quali sono le vostre influenze musicali e come queste si riflettono nel vostro repertorio?

Siamo tre donne e tre artiste molto diverse. Anna Rita ha, senza dubbio, una impostazione più classica avendo studiato sin dalla tenera età canto e violino al Conservatorio San Pietro e Majella di Napoli ed avendo fatto parte di orchestre di rilievo, cori, spettacoli importanti come violinista e cantante; Giulia è cresciuta tra la musica classica napoletana, quella italiana d’autore e le commedie di Eduardo a cui si sono sommate diverse esperienze in progetti musicali che la vedono ancora oggi come frontwoman; io ho imparato prima a cantare e poi a parlare ed ho sognato per trent’anni di essere un giorno Alicia Keys, poi la Houston, poi un po’ Aretha, cantando per lavoro la musica e le parole degli altri, un po’ ovunque, fino a quando non ho iniziato a cantare me stessa. Kalìka, dunque, rappresenta per noi più che il pentolone dentro il quale riversare, ciascuna a turno, ciò che è stato e quanto abbia fatto con la musica fino ad adesso, uno spazio libero di espressione di quelle parti di noi di cui non abbiamo ancora fatto esperienza, talvolta perché non ne abbiamo avuto occasione, talvolta perché ci è mancato il coraggio.

Come avete sviluppato il vostro stile vocale e come lo descrivereste?

Attraverso uno studio e ricerca costante del suono Kalìka, combinazione unica delle nostre tre vocalità, diverse anche loro, ma che insieme divengono una quarta voce perfettamente riconoscibile. Ci abbiamo lavorato tantissimo in fase propedeutica del progetto ed, ovviamente, continuiamo a farlo. Non ci piace cristallizzare quello che siamo in uno stile vocale, come in un genere musicale, ed è complesso cercare di descrivere qualcosa che è pure sempre in eterno cambiamento ovvero noi, il nostro corpo, i nostri sentiti ed dunque le nostre voci. Possiamo tuttavia provare ad utilizzare la sinestesia per cercare di descrivere come sentiamo e come vorremmo venisse percepita la voce Kalìka: autentica, sensuale, passionale, libera.

Qual è il processo di selezione delle canzoni per il vostro repertorio e come scegliete le parti vocali per ciascuna canzone?

Il repertorio è la risultate di una ricerca musicale, personale e di gruppo, che vede affianco al brano che avremmo sempre voluto cantare e che non abbiamo mai cantato perché ci pareva non fosse al posto giusto in nessuna scaletta fino ad ora, a quelli che abbiamo scritto noi, di nostro pugno, che per anni sono rimasti a metà, in quaderni nascosti in cassetti profondi, su fogli strappati e infilati a mo’ di segnalibro in un romanzo che non abbiamo finito, anche nelle note del cellulare assieme alle liste della spesa che abbiamo dimenticato di cancellare. Denominatori comuni per ogni scelta interpretativa è comunque la visceralità verace, il grido sanguigno che pulsa forte nelle vene, che accelera il cuore, che parte dallo stomaco. Lo abbiamo cercato e trovato un po’ ovunque: nel fado portoghese, nel folklore d’oltre oceano, nella tradizione popolare balcanica o semplicemente a casa nostra. Avere oggi una chiara identità vocale, come singolo e soprattutto come trio, rende quasi immediata la scelta delle parti vocali giuste per ciascuna di noi. L’obiettivo è coniugare l’espressione migliore del sé nelle parti soliste e la ricerca di quella voce Kalìka che oggi conosciamo bene e che ricerchiamo in ogni brano.

Come gestite le dinamiche interne all’interno del gruppo durante le prove e le esibizioni?

Il lavoro creativo, la preparazione per una performance e la performance stessa rappresentano veri e propri rituali. Sono sospensioni spazio-temporali fondamentali che viviamo quotidianamente con attenzione e dedizione assoluta quando siamo nei nostri luoghi e scriviamo, ripassiamo brani e linee vocali, di adrenalina ed emozione pura quando ci esibiamo. C’è intesa, supporto reciproco ed un gran da farsi per dare il meglio in ogni cosa, per ogni impregno che abbiamo.

Qual è stata la vostra performance più memorabile e cosa l’ha resa così speciale?

Siamo d’accordo che sia quella deI 29 Settembre del 2021, nella spettacolare cornice di Villa Fiorentino a Sorrento. Incredibile. Una piazza gremita di gente completamente rapita per un’ora e mezza da noi e dalla nostra musica. La cosa incredibile è che alla fine dell’esibizione, tra una stretta di mano ed un complimento ricevuto con il cuore pieno di gioia, più di una persona ci chiese dove avrebbe potuto ascoltarci, se avessimo un disco nostro con noi. Rispondemmo a malincuore che no, non avevamo ancora un disco tutto nostro e che avrebbe potuto accontentarsi di qualche stralcio di video sul canale youtube. Siamo poi ritornate a Villa Fiorentino nel 2023 questa volta però, stringendo il nostro primo disco tra le mani. Abbiamo raccontato e cantato “Ago, filo ‘e parole…” a chi era di nuovo li con noi per festeggiare un piccolo traguardo raggiunto che per noi rappresenta pure sempre un sogno realizzato.

Come conciliate le vostre personalità e stili individuali per creare un suono armonioso come trio?

Blasfemia a parte, Kalìka è una e trina: in ogni brano che compone del nostro concept concert, ognuna di noi ha spazi di massima e libera espressione della propria vocalità, dunque personalità, ed allo stesso tempo costituisce uno dei tre addendi imprescindibile che, sommato agli altri due, genera in trio un suono, non solo armonioso, ma riconoscibile ed autentico come quello che oggi sentiamo nostro. E’ uno switch che non ci è mai costato fatica, cantare insieme non ha mai significato perdere qualcosa di sé stesse, anzi, piuttosto ha sin da subito rappresentato la possibilità di mettere in luce altri parti di sé in condivisione sentita con le altre.

Quali sfide incontrate nel lavorare come trio e come le superate?

Siamo ben consapevoli di aver messo su un progetto musicale che, per dirla in maniera politicamente corretta, può essere percepito dai più come “di nicchia” tanto nella scelta minuziosa del repertorio edito, quanto nella costruzione di quello inedito, che poggia su scelte contenutistiche di spessore, come anche quelle musicali, poco adatte all’ascoltatore medio impegnato piuttosto nella ricerca famelica di qualcosa che sia sempre nuovo, in trend, fruitore di musica usa getta, un mix perfetto di messaggi triti e ritriti ben cuciti su suoni campionati che sembrano veri eppure non lo sono. E’ difficile trovare spazi di espressione e di ascolto attento dove poter condividere la nostra musica che non è certo quella da milioni di visualizzazioni che pare l’unica ad esistere. Noi però non solo esistiamo ma restiamo anche ancora e ancora.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

Tanti, ancora più ambiziosi di quelli che ci eravamo prefissate e che con grande soddisfazione abbiamo raggiunto. Un nuovo disco è senza dubbio il primo obiettivo futuro e quello su cui siamo già a lavoro.

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