Nato a Ubiale Clanezzo, in provincia di Bergamo, nel 1959, l’artista vive e lavora ancora oggi nel paese natio, dove ha coltivato fin dall’infanzia la passione per la pittura. Sin da piccolo, trovava ispirazione contemplando i paesaggi delle valli bergamasche, che riportava con entusiasmo e sentimento su fogli di carta. Il punto di svolta nel suo percorso artistico arriva nel 1990, quando inizia a frequentare la scuola del pittore Cesare Benaglia. Da quel momento, la pittura diventa il fulcro della sua vita creativa e lo spinge alla realizzazione delle prime opere dedicate soprattutto a paesaggi e figure. La sua carriera prende rapidamente slancio: viene notato in concorsi e mostre da critici e collezionisti, ricevendo premi e apprezzamenti. Espone in numerose mostre personali a partire dal 1993, con un’intensa attività espositiva che tocca gallerie e spazi culturali in tutta Italia – da Bergamo a Verona, da Milano a Taranto – e all’estero, in Francia, Svezia, Germania e Belgio. Nel corso degli anni, il suo stile si evolve mantenendo sempre un forte legame con il territorio e la bellezza naturale. I suoi lavori sono stati ospitati in spazi prestigiosi come la Galleria Ghelfi di Verona, Franca Pezzoli Arte Contemporanea di Clusone, Galerie Venezia in Germania, il Micro Museo di Monza, e più recentemente presso la Tesoriera di Torino e la Biblioteca Comunale San Gerardo di Monza. Un percorso coerente e appassionato, che dimostra come la dedizione, unita a una profonda ispirazione originaria, possa dare vita a un linguaggio artistico personale e riconoscibile.
Cos’è per te l’arte?
Un modo per esprimere le mie emozioni e sentimenti del momento, e per portare sulla tela figure e paesaggi in modo non banale ma personale.
Come si è evoluto il tuo stile pittorico nel tempo, a partire dai primi paesaggi fino alle mostre internazionali?
I paesaggi sono stati un modo per imparare a dipingere (con concorsi di estemporanea), per poi portarmi alla ricerca di nuove esperienze fino all’astratto.
In che modo l’incontro con Cesare Benaglia ha trasformato il tuo approccio all’arte?
Con Benaglia Cesare ero agli inizi, quindi da lui ho appreso tutto quello che so.
C’è un’opera o un periodo artistico a cui sei particolarmente legato?
Più che legato a certe opere, il periodo che ricordo più volentieri è stato quello dei concorsi di estemporanea o contemporanea, nei quali mi confrontavo con altri artisti e dai quali si imparava a lavorare.
Come vivi oggi il rapporto tra tradizione pittorica e innovazione nella tua pratica quotidiana?
Tradizione pittorica come figurativa o innovazione come astratta? Continuo a fare entrambe, anche se nell’astratto, adesso, mi diverto di più.
Qual è il ruolo del colore e della luce nei tuoi quadri?
Colore e luce sono entrambi importanti per un dipinto fatto bene, anche se io sono un colorista.
Quanto conta per te il confronto con il pubblico durante le esposizioni?
Sono un timido, quindi mi sento sempre in imbarazzo a presentare le mie opere.






