ALESSIA COPPOLA

ALESSIA COPPOLA è un’autrice e illustratrice pugliese. Artista poliedrica, ha all’attivo numerose pubblicazioni che spaziano dalla narrativa per l’infanzia, al fantasy e alla narrativa contemporanea. Come illustratrice ha collaborato con Pearson Italia, Pendragon, Sassi Editore, Curcio Editore, Collaborate Agency e altri editori italiani e stranieri. In veste di autrice ha pubblicato con Bertoni Editore, La Corte Editore, More Stories, HarperCollins Italia e con Newton Compton. Con quest’ultima hanno visto la luce Il profumo del mosto e dei ricordi, vincitore del Premio eno-letterario Vermentino, La ragazza del faro e La voce segreta dei ricordi. Nel 2020 firma un racconto della raccolta A un metro di distanza edito da De Agostini, il cui ricavato è devoluto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Attualmente vive a Roma, dove svolge l’attività di autrice, illustratrice e editor.

Quando e come hai iniziato a scrivere? 

La risposta potrebbe apparire scontata, ma da sempre, da quando ne ho memoria. Credo che iniziai a comporre le prime storie e poesie appena imparai a scrivere. Ricordo la maestra delle scuole elementari convocare spesso mia madre per capire se ciò che scrivevo fosse opera mia o sua. Il mio sodalizio con la scrittura è stato così spontaneo che a oggi non troverei le parole atte a spiegarlo. Ci siamo trovate, come certi amori che superano ogni male.

Come è nata questa tua passione? 

Come anticipato sopra, non c’è stato un momento preciso, la scrittura è nata con me, siamo cresciute e insieme e lo faremo ancora. A sei anni ero una bambina solitaria, preferivo stare a casa a disegnare e inventare storie. Ma allora ancora non sapevo di voler diventare una scrittrice. Espressi il desiderio qualche anno più tardi, davanti a una bancarella di libri che infiammavamo la mia immaginazione. Davanti a quelle pile guardai mia madre e le dissi “Io voglio essere come loro, voglio fare la scrittrice”. Credo di aver avuto dieci anni.

Come nasce un tuo romanzo e qual è la tua fonte di ispirazione? 

Le storie arrivano senza cercarle, talvolta. E qualsiasi cosa può evocarle: un paesaggio, un ricordo, un sapore. Credo che ogni storia sia già riposta nella mente del suo autore e che basti poco per evocarla a portarla alla luce. Personalmente, quando un’idea viene a trovarmi mi focalizzo sulla forma da darle, impiego ogni energia affinché la mia immaginazione sviluppi già il plot intero. Poi, a idee chiare, butto giù lo scheletro, la struttura sulla quale modellare quella piccola città di carta. Non ho particolari fonti di ispirazione, poiché tutto può esserlo, ma forse posso dire che nel mare ho sempre trovato un richiamo atavico. Se non scrivo per molto tempo, vado al mare. Allora le parole tornano da me, insieme alle onde.

Qual è il genere letterario che preferisci scrivere? 

Ho iniziato a pubblicare poesie, poi storie per l’infanzia e fantasy per ragazzi, ma dal 2018 ho cambiato pelle. Il genere che preferisco leggere e scrivere è la narrativa contemporanea. 

Il personaggio che hai creato che ti è più caro e perché? 

Sono legata a ciascuno di essi, vecchi amici in una stanza caotica che a volte tornano a trovarmi. Posso però dire che il personaggio a cui sono più legata delle storie già edite sia Luna de “La ragazza del faro”, perché in un certo senso mi somiglia.

Qual è il consiglio più prezioso che hai ricevuto come scrittrice e che vorresti condividere con gli aspiranti scrittori? 

Non ho ricevuto particolari consigli dai colleghi. Ma ricordo una frase di Clara Sanchez quando ebbi l’occasione di presentare un suo romanzo: “Gli scrittori dovrebbero dire la verità.” Frase che lì per lì mi sorprese, in quanto io abbia sempre sostenuto che lo scrittore di per sé sia il più grande costruttore di finzione, che ristabilisca l’ordine con l’immaginazione. Ma poi ho compreso. La verità è nei sentimenti, nelle idee, nel dolore, nella fragilità dei personaggi che riflettono le nostre. I lettori non vogliono personaggi perfetti, ma proiezioni del proprio io. E se dovessi dare un consiglio, sarebbe quello di non stancarsi mai di studiare, ricercare, comprendere la propria voce narrativa, poiché ognuno di noi ne ha una diversa sopita e in attesa di essere scolpita. E, oltre a questo, consiglio di armarsi di una grande dose di tenacia, poiché questo mestiere è fatto di tanti pugni e poche carezze.

Come descriveresti i tuoi lavori? 

Questa è una risposta che lascerei ai lettori, poiché non mi sentirei la persona più adatta a descrivere la mia scrittura. Di certo posso dire che le mie storie parlano di radici, di riscatto, di legami.

Parlaci del tuo ultimo libro. 

“La ragazza di carta” è un’opera di narrativa il cui tema centrale sono i libri e il legame indissolubile tra padri e figli. È la storia di una ragazza che perse il padre in giovane età e che decide di portare avanti la sua volontà. Questo la condurrà a venire a capo di un segreto e a scoprire sé stessa.  

E qui mi fermo, poiché lascerò al lettore la scoperta.

Descriviti in 3 parole. 

Combattiva, emotiva, appassionata.

Libro nel cassetto? 

Ne ho un paio dei quali non vorrei parlare. 

Progetti futuri?

Come sopra, non voglio più parlare dei miei progetti. Lo farò quando saranno attuati.

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