ALESSIO REGA

Noi di ArtCast abbiamo fatto una chiacchierata con ALESSIO REGA (Bari, 1984). Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale Istituzionale e Politica all’Università degli Studi di Bari. Scrittore e fondatore delle case editrici del Gruppo Editoriale Les Flâneurs Edizioni.

Come e quando è iniziato il tuo percorso artistico?

Ho sempre molto amato la scrittura. Scrivevo con piacere già dagli anni del liceo quando componevo i primi racconti o i primi romanzi abbozzati. Con il tempo ho affinato questa mia inclinazione cercandola di trasformare in una professione. Ed è così che sono diventato giornalista.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro?

Ho pubblicato Giro di vita, il mio primo romanzo, nel 2014 per poi rieditarlo in seconda edizione nel 2019. È un romanzo di formazione dove c’è una forte componente biografica. Volevo raccontare il complesso passaggio dall’adolescenza all’età adulta. A novembre del 2023, invece, è uscito il mio secondo romanzo La tela di Svevo, dove racconto la storia di un pittore maturo e una giovanissima musicista.

Cosa ti ha spinto a diventare un editore oltre che uno scrittore?

L’amore per i libri, la lettura e la scrittura è stata la spinta che mi ha permesso di trasformare una passione in una professione.

Quali sono le sfide principali che incontri nel passare dal ruolo di scrittore a quello di editore?

Ho la fortuna di conoscere questo mondo da tutti gli aspetti, come editore e come scrittore. Quello che conta, in ogni caso, è capire come fare a raggiungere i lettori. Questa è la sfida più grande ed è la più complicata da affrontare.

Puoi descriverci un’esperienza particolarmente gratificante che hai avuto come editore?

Durante questi nove anni da editore, ho vissuto tante belle esperienze. Tra queste ricordo con piacere la prima volta che un nostro titolo è stato proposto al Premio Strega e quando un altro è stato tradotto all’estero. Sono traguardi che gratificano tutti gli sforzi che si fanno.

Come scegli i manoscritti da pubblicare? Quali criteri utilizzi?

In casa editrice ognuno ha il suo ruolo. La scelta dei manoscritti da pubblicare viene fatta dalla direttrice editoriale, Annachiara Biancardino. In ogni caso, il criterio fondamentale è la qualità, della scrittura e della storia.

Qual è stato il libro che hai pubblicato come editore di cui sei più orgoglioso? Perché?

Il libro a cui sono più legato è senza dubbio La geometria dei fiori, il romanzo postumo di Ludovica Castelli, una giovane giornalista che purtroppo non c’è più. A lei abbiamo anche dedicato un premio letterario dedicato ad autori under 35.

In che modo le tue esperienze di scrittura influiscono sulle tue decisioni editoriali?

La mia esperienza come scrittore è stata sicuramente utile per capire che tipo di editore voler essere. Conoscere le difficoltà che soprattutto un emergente si trova a dover affrontare è stato per me molto formativo. Cerco di essere un editore attento alle problematiche dei miei autori. Cerco di sostenerli il più possibile.

Quali consigli daresti agli scrittori emergenti che desiderano vedere il proprio lavoro pubblicato?

Di studiare prima di tutto. Non basta una buona storia per poter pubblicare un libro. Ci vuole preparazione, disciplina e soprattutto tanta pazienza. L’editoria – quella buona – ha tempi lunghissimi. Bisogna imparare e sfruttare al meglio l’attesa.

Hai un libro nel cassetto? Progetti futuri?

Ho una storia che mi frulla nella testa ma non so ancora se è il momento giusto per tirarla fuori dal cassetto. Per adesso mi concentro sulla mia professione di editore. A breve saremo in Spagna per presentare due libri del nostro catalogo che sono stati tradotti da un editore di Madrid. Per noi è un altro grande risultato.

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