MANOLA MASSIMO

MANOLA MASSIMO cresce tra le colline e la costa molisana. Ad oggi vive a Milano dov’è laureanda presso l’Università IULM. Scrive sin da piccola, testi e poesie, poi approccia alla fotografia, riscuotendo premi letterari ed artistici. Nel 2020 durante il lockdown si avvicina al mondo dell’audiovisivo e del montaggio creando il suo primo cortometraggio Mirage, selezionato da vari festival. A Giugno 2021 partecipa ad Ylab Prix Italia Rai con il progetto “Don’t leave me alone”. A settembre 2022 approda alla Mostra del Cinema di Venezia, come vincitrice del Premio Bookciak Azione, Evento di Pre-Apertura delle Giornate degli Autori e come vincitrice del Campari Red Passion Movie Contest. Nel 2023 pubblica la sua prima raccolta di poesie “Break” edita da Edizioni La Gru nella collana scintille.

Sei regista, fotografa e scrittrice.
Quando è iniziato il tuo percorso artistico? In quale direzione hai mosso i tuoi primi passi?

Ho sempre avuto una forte predisposizione alla creatività. Sin da piccola ho percepito l’estremo bisogno di comunicare e la necessità di esprimermi attraverso le parole. Iniziai a scrivere testi e poesie dai tempi delle scuole elementari, appena ne ebbi la capacità insomma. Crescendo ho imparato a custodirli su quaderni e diari e poi, pian piano ho trovato il coraggio di condividerli. Con la maturità mi sono avvicinata alla fotografia e al mondo audiovisivo, ed è stato un processo diretto e molto naturale.

Cosa ti hanno insegnato i mondi della fotografia e della scrittura?

Per me rappresentano l’integrazione delle percezioni dei sensi, con la potenza del pensiero e dell’immaginazione. Una sorta di alchimia sovrannaturale, che valica le funzioni di puro report e riproduzione, donando sempre qualcosa in più, un particolare, un dettaglio, in grado di stimolare nuovi spunti, riflessioni e visioni, la chiave di una porta su infinite possibilità.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

La libertà è ciò che mi affascina maggiormente, è questo che mi spinge verso l’arte e tutte le sue forme. Un’idea, un’emozione che si emancipano fino a dar vita ad un’opera, per poi metterla a disposizione degli altri, è un grande privilegio ed onore.

Hai avuto collaborazioni importanti?

Sono convinta che il meglio debba ancora arrivare.

Cinema o teatro? Cosa preferisci?

Amo entrambi, cambia totalmente la fruizione. Il teatro è il mio momento speciale, sono una spettatrice devota, pronta a godere dell’unicità della perfomance, certa della sua eccezionalità e irripetibilità. Il cinema l’ho sempre amato, dapprima in sala, poi ho cominciato a manifestare il desiderio di voler stringere un rapporto intimo con la cinepresa. La regia per me è un’attività totalizzante, racchiude tra la mia attenzione maniacale per i dettagli, l’amore per la bellezza delle immagini, delle parole, dei suoni e della musica. Tutte le mie passioni e velleità artistiche si fondono in un unico gesto potente ed espressivo, che si libera dietro il bisogno di disegnare storie e colorarle di miriadi di sfumature. Una danza ipnotizzante, un meraviglioso tramonto, una dolce sinfonia, un

pianto e una risata liberatori, un bacio passionale, una fantasia, una fuga dalla realtà che spesso ci ricorda però, che la realtà non è poi così lontana dai sogni, è questa la mia visione del cinema. Così per me la settima arte, è quella più forte, poiché racchiude tutte le arti e può arrivare a chiunque.

Progetti futuri?

Magari un film o un romanzo, chissà… nel frattempo incrocio le dita e continuo a sperimentare.

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